Sunday, 20 May 2018

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Circolano in questi giorni varie news secondo le quali sarebbe rifinanziato il che consente di ottenere contributi per l delle barriere nelle abitazioni e nelle parti comuni dei condomini. Il che significherebbe che dopo 20 anni di di il Legislatore avrebbe rifinanziato la vecchia legge 13/1989. Sono ovviamente numerosi, quanto per ora privi di risposta, gli interrogativi di chi ha gi presentato negli anni scorsi domanda di contributo (ed ancora inevasa) e di chi intenzionato a presentarla ora.Vediamo qual la situazione reale ad oggi, ma per farlo dobbiamo riavvolgere il nastro alla legge di bilancio per il 2017 (legge 232/2016, articolo 1, comma 140) che aveva previsto, nel dicembre di due anni fa, un significativo investimento per il degli investimenti e lo sviluppo infrastrutturale del Paese Ed era prevista una dotazione mai vista: 1 miliardo 900 milioni di euro per l 2017, 3 miliardi e 150 milioni per il 2018, 3 miliardi e 500 milioni per il 2019 e di 3 miliardi per ciascuno degli anni dal 2020 al 2032.Fra i numerosi ambiti di intervento (ricordiamo sono ad esempio i trasporti e le stazioni, la prevenzione del rischio sismico, la difesa del suolo) ce n anche quello che qui ci interessa di pi eliminazione delle barriere architettoniche un primo elemento di fondamento delle news esiste, anche se un po datato.Ce n anche uno di pi recente: il 21 luglio 2017 il Presidente del Consiglio dei Ministri emana il decreto che ripartisce il fondo per voci di spesa (e Ministeri che dovranno gestirli). Alla voce eliminazione delle barriere architettoniche sono destinati complessivi 180 milioni. 20 nel 2017, 60 quest 40 nel 2019 e 60 nel 2020 e negli anni a venire fino al 2032.Questo viene affidato al Ministero delle infrastrutture (MIT) che quindi si deve preoccupare di ripartirli fra le Regioni. Come sempre quando si devono ripartire i fondi fra le Regioni quello dei criteri un elemento assai delicato e quindi frutto di trattative in Conferenza Stato Regioni, organismo che peraltro deve approvare preventivamente lo schema di decreto di riparto.In seguito a due tavoli tecnici fra MIT e Regioni, conviene di assumere come criterio di riparto le domande ex legge 13/1989 (che prevede contributi per i cittadini che abbiamo dimostrato interventi di eliminazione di barriere) che risultano inevase al 2017. In soldoni: quanto maggiore l di una Regione quanto pi alta sar la somma che le verr destinata dal Fondo.Viene quindi chiesto a tutte le Regioni quale sia la propria quantit di somme invase.Risulta agli atti un dato sorprendente e forse anche sottostimato. La somma totale di 230 milioni di euro: questo il debito verso i singoli cittadini.Osservando i dati nello schema di decreto di riparto, si notano enormi differenze fra una Regione all si va dalla Liguria che dichiara una cifra di 350 mila euro, all che ne dichiara 14 milioni; dal Lazio che denuncia una sofferenza di 24 milioni e mezzo, alla Basilicata che ne dichiara quasi 20.Le Regioni Calabria e Valle d non hanno indicato il inevaso (pur asserendo di essere intervenute con risorse proprie),
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tant che assieme al Friuli Venezia Giulia, sono state escluse da questo decreto di riparto.Differenze che aprono a molti interrogativi e riflessioni, ma tant con questi dati il Ministero delle infrastrutture di concerto con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali e il Ministero dell predispone il suo schema di decreto di riparto che propone per l alla seduta del 15 febbraio della Conferenza unificata (Stato, Regioni Comuni).E la Conferenza, nonostante le enormi differenze di assegnazione, ha approvato lo schema di decreto con il voto contrario della Valle d e la raccomandazione dell che la prossima ripartizione, di assegnare le risorse a tutte le Regioni, affinch possano poi essere equamente ripartite tra i Comuni, che raccolgono le domande dei cittadini. cosa accade ora? Il decreto di riparto non ancora legge. Mancano le firme di tre ministeri (Infrastrutture, Lavoro, Economia) nonch dopo le altre procedure di rito, la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Successivamente ciascuna Regione dovr ripartire il Fondo di propria competenza fra tutti i comuni e questi ultimi, assegnarli ai cittadini. Quindi al momento qualsiasi azione sul proprio Comune sarebbe inutile.Una sintesi finale per punti.il fabbisogno dichiarato ed inevaso 230 milioni di euro mentre la somma stanziata per il 2017 di 20 milioni di euro (210 milioni di differenza);sono passati gi 14 mesi da quando il Parlamento ha approvato il Fondo e ancora il Decreto di riparto, nonostante gli annunci di questi giorni, non legge;lo schema di decreto di riparto non definisce il fabbisogno futuro rispetto alle probabili esigenze (esempio: numero di abitanti, numero di persone con disabilit ma rispetto ad un pregresso dai contorni dubbi;il pregresso pu essere generato da molti fattori e riferirsi a contesti diversi: ad esempio alcune Regioni prevedono norme proprie e contributi aggiuntivi. In altri contesti le domande di contributi ex legge 13/1989 sono state sistematicamente scoraggiate perch non ci sono i Fondi Regioni rimangono palo cio senza finanziamenti o con finanziamenti estremamente limitati, aumentando disperit territoriali;
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