Tuesday, 22 May 2018

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La Campagna per la riforma della Banca mondiale (Crbm) ha espresso in un comunicato grande soddisfazione per il fatto che Bank of Austria, controllata dall’Unicredit, abbia dichiarato che non fornirà alcun prestito per l’ampliamento della centrale di Krsko, in Slovenia. La centrale atomica oggi ha una potenza di 632 MW e una vita operativa prevedibile fino al 2030.

Insieme ad alcune organizzazioni locali, con in prima fila la Antiatom Szene, Crbm chiedeva da mesi all’istituto di credito di ritirarsi dal progetto. La centrale nucleare di Krsko fa sapere la Crbm sorge in una località ad altissimo rischio sismico. Dalle rilevazione fatte, la centrale non sarebbe in grado di resistere ad un terremoto superiore ai 5,7 gradi della scala Richter e, inoltre, la faglia che passa vicino alla centrale nucleare è all’origine di terremoti che ciclicamente colpiscono l’area e che hanno completamente distrutto Lubiana due volte negli ultimi 500 anni (1511 e 1895).

Nel giugno 2008 una perdita aveva creato fortissime preoccupazioni in tutta Europa e in particolare in Austria, dove l’opposizione al vicino impianto di Krsko è sempre stata fortissima. Era il 4 giugno 2008 quando nella centrale termonucleare, che si trova a 130 km da Trieste, secondo la Nuklearna Elektrarna Krsko,
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società che gestisce l’impianto, si era verificata una fuoriuscita di liquido nel circuito di raffreddamento primario dell’impianto (reattore tipo Westinghouse). La centrale fu fermata a titolo precauzionale e per le opportune riparazioni.

“Come già accaduto nel caso delle Erste Bank per il progetto di Mochovce, in Slovacchia, un altro istituto di credito ha preferito salvaguardare la propria reputazione evitando di finanziare una centrale nucleare altamente controversa”, ha detto Giulia Franchi della Crbm. La centrale di Mochovce, che si trova nel Sud della Slovacchia, a 100 km da Bratislava e 150 da Vienna, ha due reattori attivi, ciascuno da 470 MW e altri due in fase di costruzione (per un totale di altri 880 MW). Oggi il 66% della quota di Slovenske Elektrarne, la principale utility slovacca appartiene all’Enel, che ha contribuito in maniera decisiva alla ripresa dei lavori per il completamento dei due nuovi reattori di Mochovce, a quanto pare dedicando scarsa attenzione al processo di consultazione con la popolazione locale. Va rilevato inoltre che mentre i primi due reattori della centrale hanno a disposizione una struttura di doppio contenimento, i due nuovi non prevedono affatto questa misura di sicurezza. Ma queste cifre potrebbero essere molto sottostimate.
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