Tuesday, 22 May 2018

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Lavoro esterno, affidamento in prova, semilibert Sono alcune delle misure alternative al carcere che, secondo una rete di associazioni dell’Emilia Romagna, meriterebbero un ruolo di primo piano nelle politiche di detenzione. Per sensibilizzare media e cittadini, i volontari che operano negli istituti di pena lanciano il progetto “Non solo carcere”, una campagna di comunicazione con manifesti affissi in tutte le principali citt un giornale interamente dedicato al tema, un meeting di respiro internazionale a Bologna. “Quando si parla di misure alternative afferma Carla Chiappini di Sosta Forzata (giornale del carcere di Piacenza), direttore tecnico del progetto bisogna tener presente che si tratta a, tutti gli effetti, di pene detentive. Molti pensano che siano inefficaci o addirittura pericolose ma i dati dicono il contrario. L’equazione carcere uguale pi sicurezza’ non valida. Basta confrontare i dati del ministero della Giustizia: ogni mille detenuti che scontano la pena in carcere, 690 continuano a commettere reati appena sono fuori. Invece, su mille detenuti sottoposti a misure alternative solo 190 recidivano e solo quattro commettono reati durante il periodo di detenzione”.

Obiettivi della campagna sono sensibilizzare la stampa e l’opinione pubblica e aprire una riflessione coinvolgendo il volontariato, il mondo cooperazione sociale e le istituzioni. “Crediamo continua Chiappini che questo tema abbia bisogno di pi razionalit e meno emozione. Tutti i soggetti coinvolti nell’ambito penale, dalle vittime dei reati ai detenuti, sono portatori di emozioni forti che possono condizionare l’analisi del problema. necessario riflettere in maniera seria sul sistema delle carceri, sulla funzione rieducativa e sulle potenzialit delle misure alternative”. Fra gli strumenti di comunicazione adottati dai volontari, l’affissione di manifesti in tutte le citt che ospitano istituti di pena e la diffusione di 20 mila copie del giornale “Non solo carcere” (tra le firme anche quella di Alessandro Bergonzoni), che verr allegato anche ai settimanali diocesani.

La campagna far tappa il 6 maggio a Bologna, con il convegno “La pena utile: strumenti ed esperienze in Europa, in Italia, in regione”, l’evento conclusivo del progetto che avr fra gli obiettivi quello di far conoscere alcune buone prassi avviate in altri paesi. In Italia, secondo i dati del Ministero, su un totale di oltre 66 mila detenuti, quelli sottoposti a misure alternative erano 11.736 nel mese di marzo, di cui 854 in semilibert 6.996 in affidamento in prova e 3.886 agli arresti domiciliari. “Il nostro paese molto indietro continua Chiappini . In Inghilterra, ad esempio, il rapporto molto diverso: 220 mila detenuti con pene alternative contro 80 mila in carcere. unq questione di mentalit Aiutare i detenuti a riacquistare gradualmente la libert significa soprattutto abituarli alle regole. Le misure alternative sono un allenamento alla libert il carcere solo uno dei tanti strumenti e spesso il meno efficace”. Le pene alternative offrirebbero anche un rimedio al sovraffollamento e alla congestione delle carceri, un tema scottante per l’Emilia Romagna, dove ci sono oltre 4.500 detenuti e un indice di sovraffollamento che supera il 180%, contro il 140% della media nazionale.
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