Tuesday, 22 May 2018

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(English version below)

The Gallery Apart è orgogliosa di presentare ALL INCLUSIVE VIAGGIO, la seconda personale di Bertille Bak in galleria. All’indomani di un anno ricco di appuntamenti significativi per l’artista, tra i quali spiccano la Biennale dell’Immagine in Movimento al Centre d’Art Contemporain di Ginevra conclusasi a gennaio del 2017, documenta 14 a Kassel e il recente stand monografico ad Artissima nella sezione Present Future, l’artista prosegue a Roma il filo del discorso avviato con la precedente mostra Radice, costruendo un progetto espositivo articolato intorno all’idea di viaggio. Già il titolo ALL INCLUSIVE VIAGGIO evidenzia due caratteristiche del lavoro dell’artista: da un lato la scelta di un tema per i suoi risvolti e le sue potenzialità di analisi sociale che Bak sviluppa interessandosi a persone che condividono quotidianamente storie e culture con l’intento di comprendere insieme a la loro realtà e di rappresentarla attraverso gli strumenti offerti dall’arte; dall’altro la ricerca dell’utopia, l’ironia, la leggerezza e il senso dell’umorismo che caratterizzano il suo procedere artistico e che la spingono ad andare oltre la semplice osservazione sociale.

ALL INCLUSIVE VIAGGIO raccoglie diversi lavori che Bak ha realizzato intorno al concetto di viaggio inteso in tutte le sue possibili accezioni, cogliendo risvolti persino antitetici, attraversando campi a volte più intimi altre volte più sociali, dal divertimento, all’evasione, alla fuga, alla ricerca della felicità o più spesso alla possibilità di salvarsi la vita, fino agli effetti del turismo di massa, all’ecologia, allo sviluppo sostenibile in Paesi poverissimi. Le opere video e le sculture proposte in mostra si situano al crocevia tra documentazione e finzione, lasciando lo spettatore in un limbo, attorniato da scenari troppo realistici per non essere ancorati a questioni vere che attanagliano l’umanità (le persecuzioni e il traffico di esseri umani, il diritto d’asilo, lo sfruttamento dei territori) e nel contempo troppo assurdi per essere veri. Facendo ciò, l’artista travalica il limite del documentarismo e chiama lo spettatore, blandendolo con l’arma dell’ironia, ad uno sforzo di comprensione della realtà.

Usine à divertissement, la trilogia video realizzata per la Biennale ginevrina, ironizza su modalità ed effetti del turismo predatorio alla costante ricerca di esotismo. Girata in un villaggio nel Nord della Thailandia abitato dal popolo Lahu, nelle montagne del Rif nel Nord del Marocco e infine nella regione francese della Camargue, l’opera è incentrata sulle ciniche modalità di esercizio di un’industria turistica volta a soddisfare la crescente richiesta di esperienze legate ad etnie esotiche. Queste sono sempre più costrette a spettacolarizzare abitudini di vita e organizzazioni sociali che in tal modo diventano simulacri e riti di stampo commerciale. Una nuova organizzazione totalmente priva di etica e irrispettosa dei diritti umani e dei territori.

Analogamente, il video Le tour de Babel e i lavori che compongono l’installazione Les complaisants declinano il concetto di viaggio in base a suggestioni provenienti dall’idea di navigazione, dai modi e dalle persone che svolgono attività legate al mare. Nel corso di una residenza a Saint Nazaire, porto di transito di grandi navi commerciali, Bak si è fatta assumere presso un Sea men’s club per poter essere in stretto contatto con i lavoratori sbarcati dalle navi. L’artista ha così potuto incontrare centinaia di marinai e conoscere un mondo fatto di riti e tradizioni, di solitudine e di sfruttamento. Riprendendo una pratica narrata dagli stessi marinai, che utilizzano i loro capelli per realizzare come passatempo dei lavori ad intarsio, Bak ha raccolto ciocche di capelli dei marinai incontrati ed ha realizzato una serie di opere ad intarsio raffiguranti bandiere di convenienza, o di comodo, vale a dire le bandiere delle nazioni dove le imbarcazioni sono immatricolate, diverse da quelle della nazionalità dei proprietari. Una facilitazione concessa agli amatori che consente pratiche di evasione fiscale e minori obblighi riguardanti le condizioni di lavoro dell’equipaggio.

Il video Le tour de Babel si concentra invece sull’industria crocieristica, evidenziando da un lato tutto l’armamentario strutturale finalizzato all’evasione dei crocieristi, veri e propri consumatori di viaggi, dall’altro le specificità di un’industria cantieristica vocata al gigantismo e lo sfruttamento dei lavoratori tanto nei cantieri quanto sulle navi.

Sempre legato alla vita in mare dei marinai è il lavoro La marée mise à nu par ses célibataires, mme, opera realizzata in collaborazione con Charles Henry Fertin e che condivide con il capolavoro duchampiano il riferimento all’erotismo, che Duchamp voleva introdurre attraverso il suo Grande Vetro e che nell’opera di Bak richiama una condizione di isolamento erotico e sentimentale che i marinai tentano di aggirare attraverso immagini di donne nude capaci di assicurare fugaci momenti di piacere. Sotto piccole tende vengono svelate per un istante le nude sagome di donne che adornano le cabine dei marinai incontrati.

Un ulteriore e ancora più caustico riferimento al viaggio si riscontra infine nel video Figures imposées dedicato alla condizione dei migranti e richiedenti asilo senza documenti. L’opera consegue ad una commissione della Maison des Femmes du Hédas, nel Distretto di Pau, che lavora per l’integrazione nella città delle donne immigrate. Alla luce delle loro stesse esperienze di vita, l’artista le ha coinvolte in una serie di azioni volte ad esaltare le capacità di mimetismo necessarie a chi intenda varcare illegalmente una frontiera. In maniera allegorica ed ironica, il video sottolinea le condizioni inumane cui sono soggetti i migranti, le possibilità di nascondiglio offerte dai mezzi di trasporto sempre più grandi, l’inadeguatezza delle politiche migratorie dei Paesi occidentali che, rendendo più difficili i viaggi della speranza, di fatto consentono a trafficanti di uomini senza scrupoli di alzare le loro richieste e il loro volume d’affari a discapito dei disperati a cui vendono le loro illusioni.

The Gallery Apart is proud to present ALL INCLUSIVE VIAGGIO, the second solo exhibition by Bertille Bak in the gallery spaces. Following a year full of significant events for the artist, among which are the Biennial of Moving Image at the Centre d’Art Contemporain in Geneva, which closed last January 2017, documenta 14 in Kassel, and the recent monographic stand during Artissima in the Present Future section, the artist will be carrying on in Rome the thread started with the previous exhibit Radice, setting up an exhibition project that revolves around the idea of the journey. The title of the exhibit ALL INCLUSIVE VIAGGIO also highlights two characteristics of the artist’s work: on the one hand,
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the selection of a theme for its implications and potential for a social analysis that Bak develops as she becomes interested in those people who every day share stories and cultures, with a view to understanding their world and representing it through the tools offered by art itself; on the other hand, the search for utopia, irony, lightness and the sense of humour that characterize her art making process and that push it to go beyond the simple social observation.

ALL INCLUSIVE VIAGGIO brings together various works by Bak, which revolve around the concept of journey in all its possible facets, gathering even antithetic traits, dealing with fields at times more intimate and other times more social, from entertainment, to escape, to the pursuit of happiness or more often to the chance to save one’s own life, to the effects of mass tourism, to ecology, to the sustainable development in the poorest Countries. The videos and the sculptural works featuring in the exhibition blend documentary and fiction, leaving the viewer as in a limbo, surrounded by very realistic scenarios anchored to some of the most critical issues currently confronting humanity (such as, the persecutions and trafficking in human beings, the right of asylum, the exploitation of territories) and, at the same time, too absurd to be real. Thus, the artist goes beyond the documentary and calls on the viewer, soothing them with the weapon of irony, to make an effort to understand reality.

Usine à divertissement, the video trilogy conceived for Geneva’s Biennale, lampoons the forms and the effects of ‘predatory’ tourism in constant search for exoticism. Shot in a village in the North of Thailand inhabited by the Lahu tribe, in the Rif mountains in North Morocco and finally in the Camargue region, France, the work deals with the cynical ways of operations of the tourism industry aimed at serving the growing demand for experiences related to exotic ethnicities. The latter are therefore increasingly forced to turn their lifestyle habits into a show and social organizations which become a sort of money making simulacrum and rites. A new organization totally devoid of any ethics and which shows total disregard for human rights and the territories.

Likewise, the video Le tour de Babel and the works featuring the installation Les complaisants explore the idea of journey based on the evocations from the navigation, from the ways and the people who carry out activities related to the sea. During a residency in Saint Nazaire, a transit port for large merchant vessels, Bak was employed at a Sea men’s club in order to be in close contact with the workers disembarked from the vessels. Thus, the artist could meet hundreds of seafarers and know a world made of rituals and traditions, of loneliness and exploitation. Drawing on a practice narrated by the seafarers themselves, who use their own hair to create marquetry works as a pastime, Bak collected locks of hair from the seamen she met to create a series of marquetry works representing flags of convenience, that is the flags of the nations where ship owners register their merchant ships, different from their home country. An option granted to ship owners which allows practices of tax evasion and minor obligations regarding the working conditions of the crew members.

The video Le tour de Babel focuses on the cruise industry, highlighting, on the one hand, the structural arsenal designed for the entertainment of the cruise passengers, on the other hand, the specific nature of the shipbuilding industry dedicated to giantism and the exploitation of the workers, both in the building sites and on the ships.

La marée mise à nu par ses célibataires, mme a work realized in collaboration with Charles Henry Fertin which is also related to the seafarers’ life shares with Duchamp’s masterpiece the reference to eroticism, that Duchamp wanted to introduce through The Large Glass and that in the work by Bak evokes a condition of sexual and sentimental isolation that the seafarers try to elude through the pictures of naked women to give them fleeting moments of pleasure. Under the small curtains, for a brief moment, the naked silhouettes of the women garnishing the cabins of the seafarers met by the artist are uncovered.

A further and even more caustic reference to the journey is found finally in the video Figures imposées dedicated to the condition of the migrants and of the asylum seekers without a passport. The work was commissioned by the Maison des Femmes du Hédas, in the Pau District, which works for the integration of the immigrant women. In the light of their life experiences, the artist has involved them in a series of projects aimed at highlighting the hiding ability necessary to those who want to cross illegally the border. Represented by Galerie Xippas, Paris Geneva and The Gallery Apart, Rome

SOLO EXHIBITIONS (from 2010)Present Future, Artissima, Turin (I)

Bertille Bak: Usine à divertissement, Plateau multimédia, FRAC Provence Alpes Cte d’Azur, Marseille (F)
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