Sunday, 20 May 2018

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il MUOS è il programma di comunicazione satellitare a banda stretta di nuova generazione del dipartimento della difesa degli Stati Uniti creato per sostenere le operazioni militari della Nato e degli Usa in tutto il mondo, nonché per assicurare una copertura affidabile durante operazioni di assistenza in situazioni di emergenza nazionale, interventi a seguito di calamità naturali e operazioni umanitarie;

con l’attuale sistema di comunicazione a banda stretta, gli utenti sono obbligati a stazionare con un’antenna puntata in direzione di un satellite;

il MUOS consentirà, invece, di essere mobili mentre si comunica e di inviare dati con una capacità 10 volte superiore a quella attuale, adattando una normale rete di telefonia cellulare di terza generazione a banda larga ai satelliti geostazionari;

la costellazione del MUOS sarà costituita da quattro satelliti più uno di scorta in orbita. Il sistema prevede, inoltre, quattro stazioni terrestri posizionate in modo strategico alle Hawaii, in Virginia, in Italia e in Australia, che garantiranno una copertura globale e consentiranno agli utenti di connettersi ovunque essi siano. Il sistema terrestre trasferisce dati, gestisce la rete globale e controlla i satelliti;

la stazione di trasmissione radio della marina statunitense (NRTF) della base aeronavale di Sigonella si trova all’interno di una struttura militare italiana nei pressi di Niscemi, in Sicilia, e ospiterà una delle quattro stazioni terresti per il Mobile User Objective System (MUOS);

i Ministeri della difesa italiano e statunitense hanno sottoscritto il 6 novembre 2006 un accordo tecnico in materia di comunicazioni satellitari, in forza del quale le Forze armate italiane potranno usufruire delle comunicazioni satellitari americane (anche instradate via MUOS) per supportare le proprie operazioni in aree non coperte dai sistemi trasmissivi nazionali;

dal 2005, la marina statunitense opera per garantire che la stazione di terra del MUOS ottemperi a tutte le disposizioni applicabili in materia di salute e sicurezza, inclusi gli studi di valutazione sulla sicurezza del sistema e sulle eventuali implicazioni per la salute. Tali studi hanno dato esiti coerenti;

le basi terrestri del MUOS alle Hawaii e in Australia sono attualmente operative e lo stesso vale per il sito in Virginia;

il sito alle Hawaii è operativo da oltre un anno. Si prevede che la costellazione MUOS sarà pienamente operativa nel 2015, garantendo la disponibilità della banda stretta ben oltre il 2025;

gli Stati Uniti ospitano due siti MUOS in Virginia e alle Hawai. Il sito MUOS alle Hawaii si trova a meno di 2 chilometri dalle case di privati cittadini, mentre il MUOS in Virginia ad una distanza di 3 chilometri;

da oltre un anno il sito MUOS alle Hawaii opera in sicurezza e senza aver fatto registrare incidenti. Le autorità e gli operatori sono nelle condizioni di poter assicurare che l’installazione MUOS in Italia rispetterà gli stessi rigorosi standard in materia di sicurezza e salute applicati alle installazioni presenti negli Stati Uniti;

dal 2005, la marina statunitense opera a stretto contatto con il Ministero della difesa per far sì che il sito MUOS in Sicilia ottemperi alle normative italiane, dell’Unione europea e degli Stati Uniti;

gli esiti di due studi sulla sicurezza condotti dalla marina statunitense e dall’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente (Arpa) della regione siciliana indicano che, dopo l’installazione del MUOS, le emissioni elettromagnetiche presso il sito vicino Niscemi rimarranno ben al di sotto dei limiti previsti dalla legge;

nel mese di luglio 2013, l’Istituto superiore di sanità ha ultimato lo studio commissionatogli dal Governo, alla cui stesura hanno contribuito rappresentanti della regione siciliana, affermando la piena compatibilità delle emissioni radio previste con la normativa vigente in materia e l’insussistenza di rischi per la salute;

gli studi dimostrano anche che il MUOS non interferirà con i sistemi di comunicazione dell’aeroporto di Comiso. Inoltre, il sito MUOS alle Hawaii, operativo dal 2009, si trova a meno di 20 chilometri dall’aeroporto internazionale di Honolulu e non è stata registrata alcuna interferenza con le attività aeroportuali. Il MUOS sarà pienamente operativo solo a seguito della certificazione da parte delle autorità italiane di un rapporto post installazione sugli effetti ambientali;

gli Stati Uniti sono impegnati ad adottare tutte le misure di mitigazione tecnicamente compatibili per ridurre i livelli di esposizione ai campi elettromagnetici e continuano ad esplorare tecnologie alternative e innovative per ridurre i consumi energetici e le emissioni presso il sito;

è stato poi assicurato l’impegno a condurre un monitoraggio continuo ed a trasmettere tutti i risultati all’Arpa della Sicilia attraverso canali di comunicazione dedicati, con l’installazione di una rete di cavi e connessioni a fibra ottica per consentire al Ministero della difesa e all’Arpa di effettuare rilevamenti nell’area attorno al sito;

gli Stati Uniti sono, inoltre, impegnati a mantenere gli eccellenti rapporti già esistenti con le autorità siciliane e con la comunità locale e, quali membri responsabili della comunità locale, a preservare un ambiente sicuro presso il sito del MUOS,

impegna il Governo:

ad attivare e mantenere in stato di perfetta e costante efficienza la rete di rilevazione dell’attività elettromagnetica già prevista dal protocollo d’intesa sottoscritto dal Ministero della difesa e la regione siciliana, con il coinvolgimento diretto dell’Arpa della Sicilia, sin dal 1o giugno 2011;

a dare immediato corso a tutte le compensazioni previste in vista della realizzazione del MUOS;

a far immediatamente sospendere l’attività del MUOS, anche dopo che sarà attivato, qualora emerga da detta rete di rilevazione un segnalato pericolo per la salute pubblica;

a verificare costantemente che l’attività per l’installazione del MUOS, ed ogni altra attività eventualmente militare connessa svolta da forze armate alleate sul suolo nazionale, sia compiuta nel rispetto ed in esecuzione dei condivisi principi sanciti dal Trattato Nord Atlantico;

a dare piena, immediata e rispettosa attuazione alle decisioni delle competenti autorità giudiziarie in ordine alla legittimità degli accordi tecnici sanciti con i Paesi alleati.

l’Italia ha ratificato la Convenzione dell’Aja del 1993 sulla tutela dei minori e la cooperazione in materia di adozioni internazionali; con tale provvedimento ha aderito, sulla base della Convenzione di New York sui diritti del fanciullo del 1989, ai principi di fondo sulla tutela dei bambini privi di famiglia: il diritto del bambino/a ad uno sviluppo armonioso in un contesto di amore familiare, la prevenzione di possibili abusi, la responsabilità della cooperazione tra Stati nel valutare i requisiti di adottabilità, il consenso informato dei genitori o tutori del minore, la considerazione dei suoi desideri compatibilmente con l’età;

i compiti relativi all’adempimento di questi principi tra cui stabilire l’idoneità degli aspiranti genitori adottivi e l’accertamento dei requisiti nel rispetto della Convenzione sono affidati ad una serie di istituzioni, coordinate nel Paese di adozione dalla Commissione adozioni internazionali presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, e svolte dagli enti autorizzati;

in questi decenni, il delicato e complesso meccanismo dell’adozione ha visto alcune modifiche a seguito delle trasformazioni sociali, come l’innalzamento dell’età degli aspiranti genitori, il requisito di convivenza ed altri. Sono però rimasti immutati e validi i principi fondamentali su cui si poggia: il rispetto dei diritti e il perseguimento del maggior interesse del minore, il concetto di sussidiarietà, il ruolo e la funzione dei diversi enti nel processo di adozione;

negli ultimi anni sono intervenute alcune criticità come il calo del numero delle adozioni internazionali nonché varie problematiche nel rapporto con i Paesi di origine. In alcuni di questi Stati lo sviluppo socio economico ha contribuito a rendere l’adozione internazionale residuale rispetto alle possibilità offerte all’interno del Paese stesso; in altri Paesi i conflitti e l’instabilità hanno ritardato e pregiudicato la regolarità delle adozioni; in altri ancora la cooperazione con l’Italia non è ancora sviluppata in modo adeguato;

va osservato che alcuni Paesi hanno interrotto o diminuito le adozioni internazionali senza parallelamente attivare una vera protezione del bambino in loco, restando immutate le condizioni degli istituti di accoglienza; l’adozione nazionale, perseguita come prima scelta rispetto a quella internazionale, è ancora lungi dall’essere sicura e garantita in molti Paesi. A fronte di questi problemi, non sempre l’Italia ha saputo operare una efficace politica all’estero a favore delle adozioni, lasciata in gran parte all’iniziativa degli enti autorizzati;
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