Sunday, 20 May 2018

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Dopo 36 numeri qualitativamente in crescendo, anche la testata Capitan America e Secret Avengers una delle più interessanti pubblicate dalla Panini riparte dal numero uno con l’operazione Marvel Now che, ricordiamo, propone un rilancio di tutte le sue serie con una nuova numerazione, nuove direzioni narrative, nuovi team di autori e un nuovo approccio con i personaggi. Togliendoci subito il dente dolente, ci dispiace dire che questo primo numero del nuovo Capitan America è il meno convincente finora degli albi Marvel Now, con un esordio in sordina che un po’ delude le aspettative del lettore, sia sul fronte narrativo che grafico.

Rick Remender, sceneggiatore non banale e con all’attivo una più che discreta run su Secret Avengers, prende le redini della testata titolare dell’albo, ma la sua caratterizzazione del Capitano risulta irrimediabilmente superficiale se confrontata a quella, ultra celebrata, di Ed Brubaker. A onor del vero, per qualsiasi autore l’incarico di scrivere un personaggio difficile nella propria iconicità americana come Capitan America è già di per sé impervio, ma diventa ancora più difficile se deve far da seguito alla lunga ed eccezionale gestione di Brubaker: una vera e propria era, durata 8 anni, che ci ha regalato uno Steve Rogers intenso e realistico, sia come uomo che come supersoldato. Remender si discosta dalle linee guida dell’ingombrante caratterizzazione di Brubaker e traccia la sua rotta per il personaggio, abbandonando le atmosfere prevalentemente da spy story/noir finora lette per tornare a quelle più supereroistiche, miscelandole però con un timbro apertamente fantascientifico. di viaggiare su un vecchio vagone della metro che porta i suoi viaggiatori verso una destinazione misteriosa: essa si rivelerà un mondo in rovina in una dimensione parallela, dove ad attenderlo c’è un suo vecchio nemico. Con questa trovata, Remender fa piazza pulita di quanto letto fino ad ora sul personaggio, calandolo in un’ambientazione inedita e, come già anticipato, fantascientifica, con atmosfere simili a quelle di storie come Dune o The Matrix. Sospendendo il nostro giudizio fino alla lettura dei prossimi numeri, ci limitiamo ad analizzare la presente storia,
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la cui struttura è composta da vari elementi narrativi (un flashback del passato, uno scontro con un villain di serie B, il rapporto con Sharon Carter, la missione, lo scontro con una delle sue nemesi storiche) che risultano assemblati tra loro in maniera francamente approssimativa, con una coesione logica e un’evoluzione affrettate e poco curate, oltre a una caratterizzazione dei personaggi superficiale sia nella loro impostazione e interrelazione sia anche nei dialoghi, insipidi e banali. Davvero un numero d’esordio deludente, anche per quanto riguarda l’apporto grafico di John Romita Jr., i cui disegni sembrano un po’ incerti e tirati via (tra l’altro appesantiti dalla colorazione di Dean White), con una leggera quanto chiara involuzione del suo stile rispetto ai precedenti lavori.

Il resto del sommario dell’albo è occupato dal n.636 della serie storica di Capitan America, rinominata per l’occasione Captain America Black Widow, curata dagli emergenti Cullen Bunn e l’italiano Francesco Francavilla, i quali propongono la prima parte della saga Cannoni e Vedove Nere, con i due Vendicatori che agiscono su fronti diversi per fermare un traffico di armi aliene. Una storia agile e dalle atmosfere fanta spionistiche impostata con uno sviluppo a compartimenti stagni che risulta divertente da leggere, anche grazie alle tavole ombrose e deliziosamente anni ’60 di Francavilla.

Chiude la scaletta editoriale un episodio e mezzo della nuova serie di Captain Marvel, che traccia una sorta di rinascita del personaggio di Carol Danvers in seguito agli eventi legati alla saga AvX, abbandonando nome e panni di Miss Marvel per diventare il nuovo Capitan Marvel, indossando una sorta di tuta di volo con dettagli da pilota anni ’30 che, al tempo stesso, richiama alla mente il classico costume dell’eroe alieno Mar Vell. Apprezzando la scelta del nuovo look che sostituisce quello scosciato e ormai sorpassato di fine anni ’70 che sviliva il carisma e le potenzialità del personaggio, abbiamo purtroppo trovato davvero poco di interessante in questa nuova serie, nonostante gli sforzi della sceneggiatrice Kelly Sue De Konnick di dare maggiore spessore e freschezza all’eroina, fornendole una caratterizzazione basata sul suo passato di pilota di aviazione. La serie ha una narrazione convenzionale e a volte forzata nel fornire giustificazioni logiche alle scelte della protagonista, con alcuni sviluppi narrativi superflui e poco convincenti. Il disegnatore Dexter Soy si dimostra volenteroso, adottando un ottimo storytelling nella costruzione e disposizione delle vignette sulle singole tavole, ma il suo stile che ricorda molto quello di Mark Texeira ma con un tratto più sporco pecca spesso di una certa staticità, tanto nelle sequenze d’azione quanto in quelle di dialogo,
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eccessivamente lunghe e inutilmente verbose.