Sunday, 20 May 2018

louis vuitton backpack outlet C’è un po’ di Vincent nella vita di ognuno di noi

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Un uomo comune prima che una superstar, un genio sregolato e un personaggio decisamente pop (da intendere nella sua accezione positiva) circondato da luci ed ombre, un artista pieno di attrazioni come di contraddizioni. l’olandese Vincent Van Gogh (Zundert 1853 Auvers sur Oise 1890), sempre in auge da quasi centotrenta anni a questa parte, autore di opere battute all’asta con cifre record a sei zeri e presenti nei pi importanti musei del mondo (su tutti, quello a lui dedicato, ad Amsterdam), oltre che in invidiatissime collezioni private. La sua fu una produzione enorme era capace di dipingere anche due quadri a settimana che comprende, tra i tanti, gli autoritratti, i girasoli, gli iris, la sua stanza da letto, il campo di grano con i corvi neri come la notte stellata. Quadri simbolo anche nell’immaginario collettivo di chi non sa nulla o quasi dell’arte, spesso super inflazionati e riprodotti in maniera compulsiva su magliette, tazze, penne e altri gadget di ogni genere. Se nei primi mesi dell’anno in corso, un artista come Jeff Koons, ha deciso di omaggiarlo mettendo l’immagine di una delle sue tele su una celebre borsa della maison Louis Vuitton e lo scorso giugno al Museo Capodimonte di Napoli sono state esposti due suoi capolavori strappati alla camorra (Paesaggio marino a Scheveningen del 1882 e Una congregazione che esce dalla chiesa riformata di Nuenen del 1884 85), arrivato adesso il momento di Vicenza.

Dal prossimo sabato, 7 ottobre, fino all’8 aprile del 2018, la Basilica Palladiana, simbolo della citt veneta, ospiter “Van Gogh. Tra il grano e il cielo”, una mostra molto attesa che presenta eccezionalmente ben centoventinove opere del pittore olandese, tra dipinti (sono 43) e disegni (sono 86). Ad organizzarla, Marco Goldin e la sua fondazione Linea d’Ombra, l’uomo pi amato ed odiato nel mondo dell’arte italiana (dipende sempre da come lo si considera), colui che ha trasformato l’organizzazione delle mostre d’arte in un vero e proprio business capace di richiamare ogni volta migliaia di persone, come testimoniano i suoi successi del passato, da quella dedicata a Raffaello a Monet, sempre alla Basilica Palladiana, conclusasi con quasi quattrocentomila visitatori complessivi.

In un momento in cui passateci l’espressione Van Gogh pi di moda che mai e in un momento in cui escono di continuo libri su di lui (su tutti, “Van Gogh: The Life” di Steven Naifeh e Gregory White Smith, una monumentale opera di oltre novecento pagine in cui i due storici dell’arte americani affermano che l’artista sarebbe stato ucciso dal sedicenne Ren Secr cui sarebbe partito per errore un colpo da una pistola malfunzionante, testimoniando cos la tesi dell’omicidio involontario e non il suicidio), non poteva mancare l’apporto speciale di Goldin.

Il curatore ha passato gli ultimi anni a studiare, a documentarsi, a viaggiare nei luoghi di “Vincent” volendo citare la sua celebre firma sulle sue tele leggendarie e il risultato questa mostra che riuscito a pensare come la precisa ricostruzione della vita del genio olandese. Goldin andato infatti ad analizzare e a considerare i dieci anni che vanno dal 1880 al 1890, dai disegni di esordio assoluto al tempo del Borinage in Belgio (nel 1880), quando svolgeva la funzione di predicatore laico per i minatori della zona, fino ai quadri conclusivi con i campi di grano realizzati a Auvers sur Oise (nel luglio del 1890) pochi giorni prima di suicidarsi.

” stato di fondamentale importanza la rilettura e il nuovo studio delle lettere di Van Gogh, soprattutto all’amato fratello Th ha spiegato all’HuffPost fondamentali sono state anche quelle scritte dal 1872 all’estate del 1880 quando, da Cuesmes, in Belgio, annunci proprio al fratello di voler diventare un artista, iniziando i suoi vagabondaggi tra Olanda, Inghilterra, Francia e Belgio”. “Van Gogh nella vita di ognuno di noi e in questo consiste la sua specialit

La mostra promossa dal Comune di Vicenza e prodotta da Linea d’ombra si svolge grazie al fondamentale contributo del Kr Museum di Otterlo, uno dei due veri santuari dell’opera vangoghiana nel mondo che ha prestato oltre cento opere, mentre un’altra decina di istituzioni e collezioni private hanno aggiunto altri capolavori, a cominciare dalla versione da Vincent pi amata de Il ponte di Langlois (1888), una tra le immagini simbolo della sua parabola artistica e per questa occasione concessa eccezionalmente dal museo di Colonia, un quadro che Goldin ha eletto a manifesto dell’esposizione.

Una volta che entrerete nella splendida e suggestiva basilica progettata dall’architetto rinascimentale Andrea Palladio, monumento riconosciuto patrimonio dell’umanit dall’Unesco, proverete la sensazione di essere finiti in una sorta di laboratorio dell’anima di Van Gogh, in quel luogo segreto noto solo a lui dove si sono formate le sue immagini, esposte a confronto con quelle di altri artisti della Scuola dell’Aja e di Jean Fran Millet come “Il Seminatore” (1882). Dagli anni olandesi, il suo (e il vostro) percorso ha inizio, fino alla scoperta della verit in Belgio, cinque anni che sono come ci ha ricordato Goldin “una vera e propria via crucis nel dolore e nella disperazione del vivere”. Vi emozionerete nel guardare “Il vigneto” come “I pini al tramonto”, “Gli ulivi” come “Il vecchio che soffre” e “Paesaggio sotto la pioggia di Auvers”, per non parlare, poi, del “Campo di papaveri”, eseguito pochi mesi prima di morire.

Le lettere (su tutte, quelle al fratello Th sono il filo conduttore di questa mostra gi epocale che ritroverete stampate anche sulle pareti, accanto alle opere che le hanno ispirate, per fare in modo che come spiega il curatore nel catalogo ragionato scritto assieme a Silvia Zancanella (Linea D’Ombra Edizioni) “attraverso le parole si possa penetrare fino in fondo nel mistero struggente della bellezza di un’opera che non cessa di affascinarci, simbolo di una vita sempre sul limite”, ci ha spiegato, e non certo un caso se, oltre al catalogo, Goldin ha scritto anche un libro con una scelta di cento lettere, tra cui tutte quelle dedicate ai dipinti nell’esposizione vicentina, arricchita dalle splendide opere del padovano Matteo Massagrande e dalla proiezione di un film dello stesso Goldin, “Van Gogh. Storia di una vita, girato nei luoghi significativi della vita dell’artista. Tra questi, fu decisivo il periodo ( tra il 1885 e il 1886) trascorso ad Anversa per frequentare la locale Accademia di Belle Arti, e poi quello a Parigi, quando, tra le altre cose, visit lo studio di Seurat assieme al fratello, per poi tornare ad Arles (nel 1888), un anno a Saint R (1890), poi ancora a Parigi fino alla tragica fine ad Auvers sur Oise. Nel 1890 tutto giunse a compimento proprio in quelle orizzontali distese dei campi, tra il giallo dell’oro delle messi e l’azzurro del cielo, nella vicinanza e nella lontananza dal mondo, concentrata quasi sempre in una sola, straziata immagine. Van Gogh mor a trentasette anni in modo violento e questo fa s che nel nostro inconscio collettivo si sia creata una vera e propria leggenda, come accaduto poi con tutte le persone che muoiono troppo presto (si pensi a Kennedy, alla Monroe, a James Dean). La morte brutale abbellisce in qualche maniera le persone e lui ne la prova.
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